Agente Immobiliare e Amministratore Condominiale, la posizione del MISE sui dubbi di incompatibilità

Interessante la posizione del MISE, dopo opportuna istanza di interpello a firma del presidente di ARCO, espressa dal Direttore Generale Avv. Mario Fiorentino in data 22 Maggio 2019 di cui si allega documento integrale.

Incompatibilità per la quale i nostri dubbi erano stati rappresentati nell’articolo a firma del Direttore Centro Studi dott. Alessandro Di Francesco del 20 Marzo 2019 di cui riportiamo di seguito il contenuto. Desta non poche perplessità, oltre che una certa preoccupazione, l’apertura ai cosiddetti “servizi collaterali” alla propria attività (a vantaggio dei clienti-consumatori) che amplierebbero le prestazioni professionali degli agenti immobiliari permettendo loro di potere svolgere anche l’attività di amministratore di condominio. 

La notizia è di questi giorni: la Camera ha approvato l’articolo 2 del Disegno di Legge Europea “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea” avente ad oggetto le disposizioni in materia di professione di agente d’affari in mediazione, e si è in attesa della conclusione dell’iter parlamentare con l’ok definitivo da parte del Senato.

La modifica si renderebbe necessaria perché l’Europa giudica troppo ristretto l’accesso alla professione di agente immobiliare nel nostro mercato, rispetto agli standard degli altri Paesi dell’UE, ma,  così come è stato concepito, il testo (che ben si comprende sia salutato con grande entusiasmo,  soddisfazione e plauso dalle Associazioni degli agenti immobiliari) sottolinea ancora una volta la diseguale  importanza ed il differente peso che vengono attribuiti a diverse categorie professionali; 

si rammenterà (giusto per ripercorrere tematiche non troppo distanti nel tempo) come anche nel caso degli avvocati si sia posto il problema della compatibilità con la professione di amministratore di condominio, a seguito dell’entrata in vigore della Legge 247/2012 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense) posta a confronto con la Legge 220/2012 (Riforma del Condominio) e soprattutto con la Legge 4/2013 in materia di professioni non riconosciute, poi brillantemente risolto e superato da un parere del Consiglio Nazionale Forense che, con abile artificio, ha sancito la compatibilità delle due professioni stabilendo sostanzialmente che l’attività di amministratore di condominio non presenta i caratteri della professionalità per il semplice fatto che per questi ultimi non è stato istituito né un albo né uno specifico registro (e il fatto che siano obbligati a seguire corsi di aggiornamento non sembra sufficiente a configurare l’esistenza di una vera e propria professione); 

proprio pochi giorni fa si è tenuto un incontro tra le associazioni di categoria per dibattere sul tema dell’istituzione o meno di un Albo o di un Registro per gli amministratori di condominio, ma sembra si sia ancora lontani da una soluzione alla questione.

Bene, sembra che oggi si ripeta la storia: professionisti di serie A e professionisti di serie B (ma forse in effetti non bisognerebbe usare il termine professionisti per gli amministratori di condominio); certo è che però quando il Legislatore ha avuto ragione di inserirli tra le figure professionali non ci ha pensato su due volte e li ha considerati tali, caricandoli di oneri e responsabilità. 

Ci si domanda come si possano attribuire tali incombenze ad un soggetto non ritenuto professionista, il quale in realtà è uno dei pochi soggetti (se non l’unico) a cui si richiede di avere delle competenze trasversali di un certo livello tali da permettergli di potersi confrontare e dialogare con professionisti dell’area legale, dell’area tecnica e dell’area fiscale comprendendone l’interlocuzione.

La posizione di assoluta contrarietà a tale novella espressa brevemente in queste righe muove da una serie di considerazioni: innanzitutto il differente (in maniera sostanziale) percorso formativo che le due categorie (agenti immobiliari ed amministratori di condominio) devono intraprendere per giungere allo svolgimento delle proprie attività (totalmente diverse tra loro); in secondo luogo, lo scollamento con l’attuale normativa, che evidentemente andrebbe ridisegnata (sia in parte della Legge 220/2012 che in parte della Legge 4/2013, che in parte del DM 140/2014); inoltre, la mancanza di reciprocità nello svolgimento delle due attività (se infatti gli agenti immobiliari potessero svolgere l’attività di amministratore di condominio, perché mai gli amministratori di condominio non potrebbero svolgere quella di agente d’affari in mediazione?), infine, i possibili casi di conflitto di interessi che potrebbero generarsi in determinate circostanze.

L’amara conclusione di questa nota è che sembrerebbe che tutti i Professionisti possano svolgere l’attività di amministratore di condominio e chi invece decidesse di svolgere tale attività in via principale, oltre a non essere considerato Professionista si troverebbe il mercato sbarrato da soggetti teoricamente più qualificati da un punto di vista professionale.

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